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  • pier paolo caserta

L'uso politico dei non vaccinati


Se sotto il profilo epidemiologico c’è da augurarsi che la copertura vaccinale renda la situazione più tranquilla, esiste un livello politico dei problemi che non è affatto sospeso dall’emergenza. Da questo punto di vista ho più volte espresso la mia convinzione che il vero nodo sia oggi l’uso politico dei non vaccinati. Dovrebbe quindi preoccupare molto lo stigma che oggi viene messo addosso ai non vaccinati, del tutto impropriamente equiparati a "no-vax".


Alcuni necessari distinguo

L’importanza dei vaccini non la devo sostenere io, la dimostra la storia della medicina e non c’è dubbio, né io vedo altra strada per venirne fuori. Avrei preferito un vaccino pubblico ma ora lasciamo stare. Mi sembra chiaro che il vaccino sia condizione necessaria, ancorché ovviamente non sufficiente, per sconfiggere la pandemia.

Allo stesso tempo, avere delle riserve su questo vaccino è comprensibile e non vuol dire essere no-vax radicali. Essere favorevole ai vaccini è compatibile con avere delle riserve su questo vaccino proprio sotto il profilo del metodo scientifico, anche se ovviamente resta vero, anche al netto dell’opacità delle multinazionali farmaceutiche (e della non neutralità della scienza), che la scienza procede per tentativi e per errori e che nella situazione attuale non si poteva pensare di avere il vaccino perfetto subito.

Ciò non toglie che avere dei dubbi nel vaccinarsi non mi sembra fuori dal mondo e i dubbi sono nutriti anche dalla poca trasparenza sulle statistiche degli effetti avversi gravi. In ogni caso, non me la sento di giudicare nessuno per le proprie scelte né per i propri timori, ciascuno conosce la propria situazione.


La guerra tra vaccinati e non vaccinati non giova né agli uni né agli altri

L’ unico atteggiamento che non giustifico è trattare i non vaccinati come appestati e mi preoccupa che si sia creato un clima che avalla il sospetto e persino il disprezzo nei confronti di chi non ha o non ha ancora effettuato il vaccino. Mi sembra che in troppi stiano soffiando sulla guerra tra vaccinati e non vaccinati, una guerra dalla quale né gli uni né gli altri hanno alcunché da guadagnare.

Se sotto il profilo epidemiologico c’è da augurarsi che la copertura vaccinale renda la situazione più tranquilla, esiste un livello politico dei problemi che non è affatto sospeso dall’emergenza. Da questo punto di vista ho più volte espresso la mia convinzione che il vero nodo sia oggi l’uso politico dei non vaccinati. Dovrebbe quindi preoccupare molto lo stigma che oggi viene messo addosso ai non vaccinati, del tutto impropriamente equiparati ai no-vax. Dovrebbe infatti essere evidente che le tue categorie non si sovrappongono, che un non vaccinato non è necessariamente un no-vax. Basti al riguardo richiamare quanto detto sopra: alcuni hanno delle ragionevoli riserve nei confronti di questo vaccino, non dei vaccini in generale. Perché allora, a livello giornalistico, i due termini vengono frequentemente usati come perfetti sinonimi? Anche al di fuori degli addetti dell’informazione, molte persone comuni hanno fatto propria questa equivalenza, ma è davvero buonsenso quello che porta a discriminare la categoria dei non vaccinati? Ad augurare ai non vaccinati finiti in terapia intensiva, come leggo in molti commenti, di vedersi addebitate le spese delle proprie cure, quando non, e nemmeno troppo sommessamente, affermare che se non dovessero farcela, beh, un po’ se la sono anche cercata? Esiste evidentemente anche un cinismo ultra-vaccinista, ossia una forma di disempatia che sull’onda della paura è fatta propria da sostenitori del vaccino e vaccinati. Ci sono fiumi di commenti a testimoniarlo. Ove poi si ricordi che di recente un senatore di Forza Italia ha sostenuto proprio l’esclusione dalle cure del SSN per chi, a fronte dell’obbligo vaccinale, rifiutasse di vaccinarsi, credo si possa cogliere come il sentire comune rischi di essere pronto perché una simile proposta non rimanga priva di seguito. Dopo decenni di tagli indiscriminati alla sanità pubblica potremmo trovarci agli esordi di un attacco al welfare sanitario universalistico. In questo caso sarebbe fin troppo chiaro quale sia l’uso politico dei non vaccinati e del radicamento di un’equazione- quella tra non vaccinati e no-vax – che, certamente in assenza di obbligo vaccinale, costituisce un atto di grave disinformazione.


Esiste evidentemente anche un cinismo ultra-vaccinista, ossia una forma di disempatia che sull’onda della paura è fatta propria da sostenitori del vaccino e vaccinati. Ci sono fiumi di commenti a testimoniarlo.

Sul fronte della scuola, ricatto economico e colpevolizzazione dei non vaccinati sono utili a spostare l'attenzione dalla mancanza di risposte ai problemi strutturali in un anno e mezzo di pandemia.

Anche sul fronte della scuola, non si capirebbero altrimenti le ragioni del ricorso al ricatto economico nei confronti di una categoria già vaccinata quasi al 90% e molto provata da due anni scolastici di scuola google. Si sarebbe potuto considerare sufficiente che i non vaccinati proseguissero con la stretta osservanza della profilassi e delle norme di sicurezza, come anche i vaccinati. A meno che lo scopo non sia appunto altro, quello di deviare l’attenzione dalla completa inefficacia, quando non dall’assenza, delle misure poste in essere in questi due anni scolastici, un anno e mezzo dall’inizio della pandemia; criticità non soltanto irrisolte, ma mai affrontate, mentre le comunità scolastiche hanno vissuto una situazione difficilissima caratterizzata dalla perenne navigazione a vista dei provvedimenti. Quale incremento di sicurezza si sarebbe conseguito mettendo mano al problema delle classi sovraffollate, per altro rilevante sia dal punto di vista epidemiologico che didattico? Al nodo dei trasporti? Alla ricerca di nuovi spazi e nuove aule? Penso sia sufficiente ragionare freddamente per capire che un approccio anche parziale a queste criticità avrebbe concretamente contribuito al contenimento del contagio, alla molto millantata “ripartenza in sicurezza” e, insomma, a un incremento in termini di sicurezza superiore a quello che si vuole ottenere imponendo alla categoria un obbligo vaccinale obliquo, nella impossibilità o nella non volontà politica di imporre un vero obbligo vaccinale, che comporterebbe per lo Stato anche tutti gli oneri connessi, anche in forma di eventuali risarcimenti. Si noti solo per inciso che un simile obbligo toglierebbe agli indecisi buona parte dello spazio per retropensieri.


Quale incremento di sicurezza si sarebbe conseguito mettendo mano al problema delle classi sovraffollate, per altro rilevante sia dal punto di vista epidemiologico che didattico? Al nodo dei trasporti? Alla ricerca di nuovi spazi e nuove aule?

È proprio qui che sta la violazione di quel delicato equilibrio tra la prioritaria tutela della salute pubblica e la difesa dei diritti costituzionali del Lavoro, per cui una forzatura su questi ultimi potrebbe essere giustificabile solo in contropartita di un evidente e significativo incremento in sicurezza per tutti. Non sembra questo il caso, soprattutto quando in un anno e mezzo dal ministero sono arrivate apparecchiature di dubbia utilità ma nessuna risposta ai problemi strutturali che affliggono la scuola.

Ecco, quando parlo di uso politico dei non vaccinati intendo questo; da parte, per altro, di un governo di destra liberista che, occorrerebbe capirlo, non ha lo scopo di piegare la curva della pandemia, ma quella dello spread. Si dice spesso che è importante la salute ma anche l’economia, ma dimenticando che siamo in un mondo nel quale l’economia ha reso subalterna la politica. E allora, visto che a guidare la politica sono proprio considerazioni economicistiche, bisogna solo capire l’economia di chi.

MI auguro che la copertura vaccinale aumenti perché tutti dovrebbero intendere che questa è una misura fondamentale di prevenzione. Tuttavia, in mancanza della serietà di uno Stato che imposto l’obbligo vaccinale se ne assumesse tutte le responsabilità dovrebbe avvenire solo per mezzo della persuasione e per la responsabile autonomia di ciascuno, non insultando e disprezzando chi, allo stadio attuale, non ritiene di vaccinarsi.

Gli effetti della guerra tra vaccinati e non vaccinati, invece, testimoniano di un clima generale avviato su una brutta china e potrebbero spingersi ancora più in profondità, portandoci in una fase storica in cui il diritto di essere curati presso strutture pubbliche sia riservato soltanto a quanti abbiano le “carte in regola” per essere curati. Sarebbe forse il caso di non considerarlo uno scenario così improbabile, vista la lunga, pluridecennale tendenza alla ritirata del pubblico dalla quale proveniamo, e che, se cederemo alla tentazione di odiare secondo copione, potrebbe fare un salto di qualità nel momento in cui la discriminazione sui diritti universali e e sul diritto al lavoro apparisse ragionevole a molti.


Gli effetti della guerra tra vaccinati e non vaccinati, invece, testimoniano di un clima generale avviato su una brutta china e potrebbero spingersi ancora più in profondità, portandoci in una fase storica in cui il diritto di essere curati presso strutture pubbliche sia riservato soltanto a quanti abbiano le “carte in regola”

Non a caso si è fatto riferimento alla scuola e alla sanità pubblica, cioè i due settori focali per la vitalità della democrazia. Diritti fondamentali come quelli all’accesso alla cure e il lavoro diventano incerti: sospensione dello stipendio in un caso, esclusione dal SSN nell’altro. La prima è una misura già adottata, la seconda al momento solo ventilata. Tra le due c’è una chiara corrispondenza di segno. La pandemia non è risolta ma invece di invertire la disastrosa rotta che ne ha amplificato gli effetti, si scorgono le premesse per un approfondimento delle stesse ricette. La pandemia non è risolta ma i non vaccinati diventano il pretesto, e i no-vax gli utili idioti, per giustificare discriminazioni delle quali non si dovrebbe faticare a vedere la ragion politica.

Noi dovremmo lottare perché si profonda ogni sforzo per uscire dalla pandemia in un modo che rafforzi i legami solidaristici, non aumentando atomizzazione, individualismo e discriminazione. È importante non attendere la soluzione della pandemia per chiedere questo con efficacia, altrimenti sarà tardi: divari, esclusione, ritirata del pubblico si saranno approfonditi. Se anche dalla pandemia saremo usciti.

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