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  • pier paolo caserta

Mite garante dell'ordine neoliberale e tecnocratico


Proprio non mi piace il romanzo che costruisce la figura del presidente strappato alla pensione e sacrificatosi per noi. È intrisa del peggior paternalismo. Il presidente che rimbrotta i partiti, come già Napolitano, con occhiatacce e frecciatine, che alza il sopracciglio per mandare il messaggio ma acccetta, per il bene di tutti, per il nostro bene.
Matterella avrebbe avuto un modo semplice e chiaro, se avesse voluto, per mandare un messaggio ai partiti: rendersi indisponibile. La Costituzione non nega e non afferma esplicitamente, non indica ma nemmeno esclude la possibilità di un secondo mandato del presidente della Repubblica. Ritengo, tuttavia, che i costituenti avessero inteso che un mandato lungo come il settennato dovesse nella più limpida delle interpretazioni considerarsi da non ripetere. Ancora una volta, la Costituzione è stata rispettata nella forma, ma nello spirito è una forzatura. Quanto al paternalismo, è l'umore più tipico e il marketing della governance tecnocratica che meglio si adatta alla provincia Italia.
Sicuramente maggiore per statura, e ci vuole pochissimo, di gran parte del ceto politico che lo ha voluto ancora al Quirinale, Mattarella, ma non gigante; mite garante, ma pur sempre garante, dell'ordine neoliberale, atlantista, tecnocratico ed euroentrico. Meglio raccontata come: l'unità nazionale. Celebrato come eroe nazionale, avrebbe potuto rendersi indisponibile. Non era mai successo fino a Napolitano, poi è successo per due volte di seguito, i due bis sono consecutivi. Il Mattarella bis, l'unico esito realisticamente ipotizzabile, a mio avviso, insieme a Draghi al Quirinale. Di certo non perché fosse il solo possibile. E, credo, con un significato a conti fatti non molto diverso, con la differenza che nel caso di Draghi ci si sarebbe dovuti dare la pena di trovare un draghiano o una draghiana di ferro per palazzo Chigi. In effetti, anche troppa fatica.
Scacco della politica. Involuzione semi-presidenziale. Egemonia della tecno-finanza. Strapotere dei mercati. Perifericità dell'Italia. Gli applausi sono la rappresentazione plastica dell'ipocrisia, non diversa da quella che accompagnò la rielezione di Napolitano. I discorsi non mi incantano e non mi interessano, perché arrivati a questo punto valgono molto meno della cornice che li ingessa.
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