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  • pier paolo caserta

Restare umani ai tempi del vaccino-panacea e della colpevolizzazione dei non vaccinati


Si vaccini chi può e chi crede. Io non ho consigli da dare. Ho sempre pensato che le mie convinzioni personali debbano orientare i miei comportamenti, non certo quelli degli altri. Certamente il fatto che io abbia ricevuto senza esitazione entrambe le dosi del vaccino potrebbe valere, in assenza di importanti controindicazioni, come implicito, sommesso suggerimento. In ogni caso mi sembra che ci sia davvero troppa esagerazione: ti vaccini e sei un salvatore del mondo, non ti vaccini e sei un criminale, anche se magari non ti vaccini perché in effetti non puoi. I vaccini sono il male assoluto e una trovata dei rettiliani per telecomandarci oppure va tutto bene nel migliore dei mondi vaccinali possibili. Davvero tertium non datur? E darsi una calmata? Trovo odiosa la criminalizzazione dei non vaccinati imperdonabilmente equiparati a no-vax da molta stampa e “informazione” online e mi preoccupa che esista una sorta di tacita autorizzazione a disprezzare chi non ha ricevuto il vaccino. Né esiste alcun motivo razionale per tenere i non vaccinati a distanza, come sento frequentemente affermare. Basta, tra le molte possibili, una semplice osservazione: mi pare che non pochi tra quanti hanno fatto il vaccino siano erroneamente indotti a una falsa sicurezza, assumendo comportamenti più rilassati, quando possono comunque contagiarsi ed essere veicolo di contagio. Naturalmente l'incidenza è più bassa tra i vaccinati, ma almeno per i contatti interpersonali casuali il discrimine dovrebbe essere la responsabilità e la correttezza dei comportamenti, non altro. Francamente, credo che in una pandemia sia importante tenere a distanza i fessi, dannosi per sé stessi e per gli altri. Ma i fessi, sfortunatamente, sono trasversali ai vaccinati e ai non vaccinati. Un comportamento irrispettoso e pericoloso può provenire dagli uni come dagli altri. È ridicolo dirlo, ma i non vaccinati non sono appestati!

Temo che quello che oggi appare a molti e viene presentato come civismo, tra qualche tempo, guardando indietro, apparirà per quello che è: greve cinismo benpensante dettato da una mancata elaborazione culturale dell’istinto di sopravvivenza. Molti, avendo fatto il proprio dovere, come insistentemente sottolineano (ma vaccinarsi senza ostentazione è proprio così difficile?) non accettano che qualcuno possa mettersi sulla strada del loro sacrosanto diritto a “tornare alla normalità”. Se non fosse che quello che si può far passare in cambio della promessa di tornare alla “normalità” è molto, e anche tale da preparare una normalità che di “normale” potrebbe avere poco, e forse anche meno di prima. Così, sotto il pretesto della pandemia si può facilmente preparare la recrudescenza neoliberale e rafforzare ulteriormente l’egemonia del neocapitalismo digitale già consolidata dalla pandemia. I no-vax duri e puri, quelli ideologici, sono quattro gatti, secondo me meno dell’1%. Sono convenientemente amplificati. I no-vax sono gli utili idioti dei liberisti. Il consenso agli interessi dominanti, come anche la collaborazione all’occultamento delle responsabilità alla base del maggiore impatto della pandemia, con in testa i tagli indiscriminati alla sanità pubblica, non provengono da quattro scalcagnati no-vax, ma dagli ultra-vaccinisti benpensanti. Con questa espressione non intendo riferirmi a quanti hanno fatto il vaccino (io sono tra questi), ma a quanti avendo ricevuto il vaccino si sentono i salvatori del mondo e sostengono una visione del tutto acritica della scienza, che costituisce l’esatto correlato dei no-vax. Sono convinti di vivere nel migliore dei mondi vaccinali possibili (convinzione che spesso assume le forme solo apparentemente più pragmatiche del “there’s no alternative” e quindi vietato parlare di vaccino pubblico) e ragionano come se sostenere la necessità del vaccino comportasse automaticamente anche il pieno assenso nei confronti delle politiche vaccinali. Di conseguenza, bollano ogni criticismo verso queste ultime come pensiero “no-vax”. Sia chiaro che per me il “Non cielo dicono” con il quale si volge in farsa il complottismo no-vax e il “Lo dice la scienza” scandito per chiudere ogni confronto sono solo due facce della stessa medaglia: la mentalità antiscientifica e lo scientismo sono il dritto e il rovescio, due forme di pensiero acritico e di dogmatismo (e se il primo è tendenzialmente di destra, il secondo è liberal e “progressista”...) Non è un caso se né gli uni né gli altri hanno una sola parola da dire sul metodo scientifico!

Il dissenso viene identificato con gli idioti che urlano alla “dittatura sanitaria”. Si assiste a un ovvio ed evidente sforzo di demenzializzazione del dissenso.

Se poi, in autunno, dovesse verificarsi lo scenario di nuove restrizioni o di un nuovo lockdown dovuto alla cattiva gestione della pandemia, a cominciare dal fatto che nessuno dei nodi strutturali è stato affrontato in due anni (si prenda il caso della scuola: classi sovraffollate, ricerca di nuovi spazi e nuove aule, trasporti) sarà già pronto il capro espiatorio: i non vaccinati (pazienza se nettamente minoritari tra il personale scolastico).

Circolano, anche nella mia bolla, storielle sciocchine di ingegneri, no-vax e ponti. Se non fosse che su facebook ci si diverte un po' come viene, sarei proprio tentato di dire che il livello degli argomenti di quelli che chiamo ultra-vaccinisti non sia molto migliore di quelli dei no-vax ideologici. Il ponte è stato costruito dieci volte più in fretta della media degli altri ponti - una motivata riserva proprio sul piano del metodo della scienza! - e puntellato in corso di costruzione. Era in certa misura inevitabile che fosse così, ma tant’è. La sua esatta percentuale di sicurezza non era, dunque, nota in anticipo e non lo è ancora adesso, anche se naturalmente aumenta in funzione del tempo. Anche se è abbastanza sicuro e nessuna scelta è senza rischio. Senza dimenticare, comunque, che bisogna occuparsi allo stesso modo anche di quanti sul ponte non possono salire, o non è chiaro se possano salire o meno. Ovviamente è proprio qui che l’analogia ponte-vaccino anti-covid, già irrilevante, diventa completamente inefficace, nella misura in cui l'attraversamento del ponte non comporta effetti soggettivi significativi. Il ponte non li ha, il vaccino si pretende che non li abbia. Ovviamente si tratta solo di un meme, come detto. Ma si ha l'impressione che per gli ultra-vaccinisti benpensanti il proprio “ritorno alla normalità” valga bene una certa imprecisata percentuale di carne da macello.

Qualche tempo addietro ho letto su facebook uno scritto bello, poeticissimo. Farei fatica a ritrovarlo in questo momento, ma era di una scrittrice e commediografa. Raccontava di come per anni avesse sempre passato molto tempo nella sua caffetteria preferita; nella quale ha pensato, ha studiato, ha scritto, ha composto. Era un post profondo e molto sentito, che mi ha toccato e ora posso solo rendere molto male l’idea. In ogni caso, l’autrice spiegava che non sarebbe più entrata nella caffetteria, che per il momento si limitava ad osservare, seduta fuori, un luogo che era stato suo e che presto avrebbe smesso di frequentare, sentendo di dover ora osservare come sempre condividendo la stessa prospettiva degli esclusi. Non ricordo che l’autrice specificasse se fosse vaccinata o meno, se avesse o potesse ottenere il green-pass. Ho pensato che questo fosse irrilevante. Si potrà benissimo non condividerne la scelta, la sensibilità, o entrambe le cose, ma quella che mi sono trovato di fronte era una esternazione di rara umanità, scritta per altro in modo elegante. Personalmente rispetto la sensibilità e non condivido la posizione, dal momento che l’applicazione discriminatoria del gree-pass a mio avviso non è quella che regola l’accesso ai locali aperti al pubblico, ma quella che riguarda il personale scolastico, laddove si ricorre alla persuasione – giustamente – nei confronti degli studenti-clienti ma all’obbligo vaccinale obliquo e al ricatto economico per i docenti-camerieri, nonostante la bassissima percentuale di personale scolastico non vaccinato. Non condividendo, comunque, si sarebbe anche potuto tacere, e invece molti commenti grondavano meschinità. Una donna commentava sotto al post con molto disprezzo: “Meglio così! Si libera un posto per me all’interno!”. Bene, si accomodi. Buona consumazione, ho pensato. Molti altri commenti sullo stesso registro. Normalità? Civismo o cinismo?


[Fonte immagine: Mondo Internazionale]

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