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  • pier paolo caserta

M5S, fine della politica, dominio della tecnica

Serve a poco dire che il M5S è populista e non ha risposte reali ai problemi. Servirà davvero a poco continuare ad aspettare Di Maio al varco del congiuntivo, e anche a meno disprezzarne gli elettori. Occorre, invece, capire quali sono le ragioni alla base dell'efficacia del partito di Grillo e della Casaleggio Associati. Si dovrebbe ammettere, allora, che le ragioni del suo successo vadano ricercate anche nella perdita di aderenza alla realtà della sinistra, alle trasformazioni e alle dinamiche in atto. La sinistra ha perso la capacità di tradurle in politica e, se ci fermiamo alle distinzioni ideologiche convenzionali, anche i partiti di destra non stanno messi molto meglio. Il fatto è che in certo modo il M5S è davvero, piaccia o no, il partito del futuro e questo non vuol dire che sia positivo; anzi, è in effetti il partito che ha le caratteristiche più adatte per attraversare un presente nel quale si preannunciano già i tratti di un futuro distopico. Il M5S ha saputo per ora intercettarlo meglio di qualunque altro partito. L’infantile tecno-entusiasmo; la dichiarazione dell’avvenuta fine delle ideologie; il culto dell’intelligenza artificiale al servizio dell’impresa; il turbocapitalismo mascherato da neutralità ideologica; la perfetta aderenza al dominio della tecnica; la prospettiva della fine del lavoro che si pretende di surrogare con il reddito di cittadinanza: un’offerta più che mai appetibile, quest’ultima, considerando che nemmeno i partiti di destra e di sinistra hanno risposte chiare e convincenti da offrire alle dinamiche in atto. Sono tra quelli che pensano, e l’ho detto a più riprese, che la distinzione tra Destra e Sinistra sia imprescindibile. Certo, si può e si deve discutere se le fondamentali categorie politiche possano ancora essere quelle che il Novecento ci ha consegnate, ma credo che non possano essere superate. Chi afferma che non esistono più destra e sinistra è, ed è sempre stato, di destra. Allo stesso tempo, è un fatto che la percezione della maggioranza degli elettori sia diversa. Ed è un fatto rilevante, anzi semplicemente decisivo, perché se la maggior parte delle persone pensa questo, voterà di conseguenza. Il M5S è probabilmente destinato a rimanere per anni l’unico partito di massa in Italia e questo si spiega con la sua capacità di aderire plasticamente agli scenari regressivi dell’età del dominio del mercato e della tecnica, che spingerà sempre oltre l’alienazione, l’atomismo, l’individualismo. Gli altri partiti al più cavalcano queste pulsioni, ma il M5S è il solo ad intercettarle, ad aderire esattamente alla loro forma. La “terza repubblica post-ideologica”, appunto, è la rappresentazione esatta della presunta fine delle ideologie che in realtà è culmine dell’ideologia mercantilistica. Il M5S è, nella sua fondamentale ambiguità ideologica, il partito che meglio sopravvive nella maggior parte degli scenari distopici che si aprono davanti all'ulteriore involuzione iper-mercantilistica della fase attuale del capitalismo. É un quadro nel quale si sfalda ogni cornice ideologica e la politica diviene semplice amministrazione dell’esistente (lo è già), quindi subalterna ai mercati che sempre più ne erodono il terreno. Se negli ultimi decenni la governance ha sempre più svuotato la politica della sua autonomia, il M5S si inserisce alla perfezione

in questo processo. Ne rappresenta il culmine involutivo e forse, allo stesso tempo, il modello per futuri partiti. Il M5S rappresenta per eccellenza la fine della politica. La sua struttura liquida aderisce perfettamente allo strapotere dei mercati sulla politica e sulla stessa democrazia. Da questo punto di vista, non è affatto escluso che molto presto anche alcuni suoi acerrimi critici ne scopriranno improvvisamente le virtù.

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