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  • pier paolo caserta

Poche considerazioni sul nascente governo M5S-Lega

Mi interessa meno il suo CV, penso debba interessare di più che Conte sia un illustre sconosciuto, un tecnico che Di Maio si è affrettato (proprio lui) a ricoprire della dignità linguistica di “politico”, ma senza alcuna esperienza politica. Può forse essere utile analizzare il linguaggio e il modo in cui si è presentato agli italiani, non essendo indifferente ai propri valori la narrazione che si sceglie. “Dalla parte dei cittadini”, “avvocato del popolo”, insomma un po' Del Debbio e un po' “tribuno del popolo” Robespierre? Non sorprende, del resto, perché fin qui sembra uno specchio dell’etica politica del M5S: il giacobinismo, l’interclassismo, e il neoliberismo, di fatto. Perché L’infantile tecno-entusiasmo; la dichiarazione dell’avvenuta fine delle ideologie; il culto dell’intelligenza artificiale al servizio dell’impresa; il turbocapitalismo mascherato da neutralità ideologica; la perfetta aderenza al dominio della tecnica; la prospettiva della fine del lavoro che si pretende di surrogare con il reddito di cittadinanza, tutto questo è più che interno al modello neoliberista. E se, fino ad oggi, il M5S ci ha assicurato che una volta mandati a casa i “politici”, i “cittadini”, e cioè la società civile pura e senza macchia in opposizione alla politica corrotta, avrebbero potuto finalmente beneficiare delle illimitate opportunità offerte dal mercato, molto ci sarebbe da interrogarsi su quali prospettive si debbano immaginare ora che Di Maio è il primo a voler imprimere la parola “politico”, prima tanto odiata, e ora trasformato in sigillo di autorevolezza per cercare di occultare l’evidenza di un primo ministro figura eminentemente tecnica voluta dai cinque stelle. Quel modello, per altro, porta con sé, o meglio recepisce come processo irreversibile, la ritirata della Politica, e dunque del pubblico, proponendosi in definitiva di tutelare gli interessi privati; e ha, sul piano politico-istituzionale, come suo correlato la semplificazione della democrazia compresi temerari esperimenti anti-democratici come quello compiuto da Renzi, con il quale il “Comitato di conciliazione” di cui al “Contratto per il governo del cambiamento” è in sostanziale continuità.

Quello che nasce oggi è, fin troppo ovvio dirlo, un governo di destra, come dubitarne? Che probabilmente risulta dalla sovrapposizione di destre almeno in parte diverse, ma ciniche e, anche per questo, assimilabili: quella nazionalista e razzista della Lega; quella neoliberista, post-democratica, populista e interclassista dei cinque stelle; entrambe ferocemente giustizialiste, hanno condiviso anche più o meno le stesse posizioni in materia di immigrazione e nuova cittadinanza; io direi le stesse, con la sola differenze che, sotto l’ombrello protettivo del post-ideologico, quelle dei cinque stelle sono più facilmente dissimulate sotto la falsa insegna del pragmatismo. Ma se si vuole dare un nome alle cose, si ripercorrano le dichiarazioni di Grillo su immigrazione e Ius soli dal 2007 ad oggi e si veda se l’esito convergente con la Lega nel fronte lepenista sia occasionale, o non debba piuttosto essere visto come approdo naturale. Ed entrambe di certo si trovano d’accordo sulla semplificazione della democrazia. Cosa potranno fare, a contatto con il potere, a cosa del loro programma, o della loro indole fondamentale, dovranno rinunciare? Non lo so, ma credo che quella indole sia discorso centrale e non collaterale. Penso, però, proprio per quanto detto sopra, in particolare su neoliberismo e cinismo, che con la peggiore Europa dell’austerity ci sarà meno disaccordo di quanto il solito gioco delle parti dei Salvini e dei Moscovici non prescriva. Le rassicurazioni di Salvini sono già arrivate e immediate: “Faremo crescere il Paese ma nel rispetto dei vincoli”, che non ha bisogno di grandi sottotitoli per essere inteso: non metteremo i bastoni tra le ruote dell’ingranaggio dell’austerity, subito rassicurante sul punto anche Conte. L’antipatia verso l’ingerenza dell’UE, e verso la forma finale dell’UE oggi chiaramente manifesta, sta secondo me inducendo alcuni, per effetto di compensazione, a riporre qualche aspettativa nei confronti del nascente governo, che considero in ogni caso infondata. Io non credo che un governo penta-leghista e fascio-stellato possa mai essere altro se non forte con i deboli e debole con i forti.


Davvero si può pensare che Conte, l'"avvocato" chiamato a garanzia del "Contratto" M5S-Lega, nel momento in cui liquida immediatamente il sovranismo di Salvini lo faccia contro Salvini? E, allora, cos'è il sovranismo di Salvini se non pura fuffa demagogica? Infine, non essendo destinato -né intenzionato- a trovare alcuno spazio nel quadro di una ridiscussione o rimodulazione dell'assetto europeo, dove altro verrà canalizzato il nazionalismo salviniano se non verso la sola forma che gli sia davvero propria, cioè l'identitarismo esclusivista, classista e razzista?


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